Spesso quando mi trovo a parlare con qualcuno che mi chiede che professione svolgo, alla mia risposta coaching, segue altrettanto spesso: “Ah un motivatore come quelli della Tv o qualche altro nome molto famoso e noto che motivano le masse”.

Io personalmente, e questa è la mia personale visione, pur apprezzando il lavoro degli altri e stimando professionalmente le persone che hanno saputo e sono riusciti ad ottenere risultati eccellenti (indubbiamente hanno capacità, esperienza e conoscenza nettamente superiori), preferisco seguire un percorso differente.

Quando si parla di coaching immagino un percorso dove la motivazione cresce insieme con la consapevolezza e con la sicurezza.

A mio avviso, se alla base non è stato studiato e pianificato un obiettivo in maniera corretta, motivare ed iper-motivare dà un immediato benessere emozionale che rischia di scemare nel giro di pochi giorni e probabilmente portare anche insoddisfazione.

Il Coach per prassi dà per scontato che il cliente/coachee abbia a prescindere le risorse e le capacità per ottenere ciò che desidera, ma è altrettanto vero che se una persona si rivolge ad un coach è per avere un servizio professionale.

Ecco che allora il Coach tramite le domande porta il cliente a ragionare su come impostare e sviluppare correttamente il suo obiettivo, se vi sono tutti i presupposti, se è sotto la sua responsabilità e solo allora porta il cliente a rinforzare la motivazione e di conseguenza la passione che lo porteranno a conseguire l’obiettivo e a mantenerlo.

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